Esempi virtuali
La rete, o meglio Internet, è entrata a far parte della nostra vita quotidiana ed influenza i nostri stili di vita, il nostro lavoro, i rapporti con gli altri.
Gli interessi commerciali e politici, non hanno tardato a vedere in internet uno strumento di propaganda e di imposizione di bisogni, guardando a questa immensa rete di terminali collegati tra loro con il solito interesse che si guardava al tubo catodico a metà del secolo scorso. Fortunatamente il progetto di monopolio del mezzo internet non è riuscito ancora: la natura stessa del mezzo lo rende non solo fruibile dal singolo utente, ma anche modificabile nei contenuti e nella forma, e le nuove tendenza sull’uso creativo della rete non nascono da potenti multinazionali, ma da gruppi di utenti più o meno piccoli, dalle nazionalità e dalle culture spesso diverse ma uniti da obiettivi ed interessi comuni.
Questa enorme popolazione, non solo conosce i “margini†della rete, ma ne fa parte e ne esplora con curiosità e creatività i limiti e le potenzialità : gli abitanti delle periferie di internet si chiamano in maniera diversa (blogger, hacker, designer, developer, ecc.) indagano limiti paralleli e sovrapposti, ma permettano lo sviluppo di un mezzo che non è, (almeno per il momento), ancora in mano ad un potere di monopolio, ma indirizzato, influenzato e fruito dalla comunità .
Trovo che la descrizione che ho fatto di Internet (necessariamente sommaria), ha delle similitudini con alcuni contenuti nati dai dibattiti fatti all’interno delle Manifestazione MARGINI2008:
• riscoprire i margini territoriali come modello sociale
• riscoprire i valori di diversità e cultura locale
• riscoprire valori e stili di vita non necessariamente controllati da macropoteri, ma dalle esigenze stesse della comunitÃ
•riqualificare il ruolo del singolo cittadino (od utente) a non semplice fruitore passivo delle leggi, ma ad elemento attivo nell’individuazione di esigenze e bisogni da soddisfare
Concludendo, mi piace pensare ad Internet non come ad uno strumento globalizzante, ma ad un incredibile mezzo di comunicazione che ancora oggi rifugge al concetto di massificazione, e che può essere un banco di prova virtuale per nuovi modelli sociali che individuino nel singolo e nella sua libertà di espressione, i valori fondamentali per l’evoluzione della comunità e per la gestione del territorio, sia esso digitale o reale.
Stefano Giovacchini