Dodicesimo concorso internazionale di composizione e arrangiamento per orchestra Jazz.
Agosto 1999
 

angodx.gif (854 byte) English Version

Regolamentoangodx.gif (854 byte)
Programma BJ 1999
angodx.gif (854 byte)


Il jazz è forse la musica che maggiormente rappresenta, in tutte le fasi della sua storia, il secolo che sta per chiudersi. Nato probabilmente a New Orleans alla fine del secolo scorso, ibrido di tradizioni africane, opera lirica e marce bandistiche e tuttavia profondamente diverso da tutto quello che lo aveva preceduto, il jazz ha reintrodotto nella musica occidentale la tensione creativa tra scrittura e improvvisazione che in Europa era scomparsa con l'avvento delle partiture a stampa. Accanto ai grandi strumentisti, da Armstrong a Parker e Coltrane, nella corrente del jazz è nata e si è sviluppata una figura di capo orchestra, arrangiatore e compositore che non ha paragoni negli altri generi musicali contemporanei: solo forse nell'era del barocco europeo si trovano personaggi che per versatilità e originalità possano stare accanto a Duke Ellington.
Dagli anni 20 ai 70 la parabola musicale del Duca si è svolta parallelamente a quella della musica afroamericana, capace di far convivere musica da ballo e ricerca, organizzazione e libertà, collettivo e individuo. Come altre grandi figure di questo secolo Ellington ha vissuto una stagione creativa lunghissima, e i suoi capolavori iniziano alla metà degli anni 20 per arrivare fino alla fine degli anni 70; i suoi incontri con Mingus e Coltrane come la sua Far East Suite, testimoniano di una inesausta curiosità e di una percezione sicura delle direzioni in cui la ''musica del suo popolo'' si sarebbe incamminata. Supremo orchestratore, nel senso più elevato del termine, Ellington ha saputo chiamare intorno a sé le voci più importanti del jazz costruendo con le loro personalità musicali un edificio retto dalla sua visione d’insieme e dal suo gusto.
I colori dell’orchestra ellingtoniana, spesso raggiunti con mezzi apparentemente semplicissimi, sono inconfondibili, e sono ormai parte determinante del mondo espressivo delle band jazzistiche. Compositore colto, socialmente benestante, Ellington non ha mai avuto nulla dell’artista folk e spontaneo; tuttavia la sua musica si è ispirata, in quei febbrili anni 20 che lo vedevano a New York competere per gli ingaggi nei teatri di Harlem, alle improvvisazioni di Armstrong e Bechet e alle partiture di Fletcher Henderson e Don Redman, più che alle teorie armoniche dei compositori europei del Novecento o ai pastiche ritmo-sinfonici di Grofè, Whiteman e Gershwin. E la reazione dei più avvertiti critici europei non si è fatta attendere: come scrisse un giornale inglese degli anni 30, ''dopo aver sentito quello che Ellington riesce a fare con quattordici musicisti in Mood Indigo, il compositore moderno che pasticcia con ottanta orchestrali alla maniera di Respighi dovrebbe preoccuparsi". D’altra parte, non pochi critici e musicisti di jazz hanno storto la bocca di fronte alle creazioni di grande respiro di Ellington, e già nel 1943 la sua Black Brown and Beige andò incontro alle stroncature di chi la giudicò ''non jazzistica'', dimostrando come ogni genere musicale abbia subito pronti i non richiesti difensori dei propri confini. Sarà per questo che Ellington, sorridente e soavemente lontano dalle polemiche, cominciò presto ad evitare la parola jazz per definire la propria musica... Un Festival/concorso dedicato alla composizione e all’arrangiamento come quello di Barga, non poteva restare assente nei festeggiamenti che tutto il mondo del jazz tributa in questo 1999 al centenario della nascita di Ellington. Dopo la gustosa e significativa anteprima costituita dall'esecuzione dei Concerti Sacri del compositore afroamericano in occasione della inaugurazione del Teatro dei Differenti, il Festival Barga Jazz 1999 invita nelle sue varie sezioni i compositori, gli arrangiatori e i gruppi di giovani musicisti a misurarsi con la figura del Duca nel suo complesso, senza limitarsi a quei temi che ormai sono patrimonio anche dell’ascoltatore più casuale. Nella sterminata produzione ellingtoniana dovrà essere ricercato quello che è ancora particolarmente significativo per l’ascoltatore odierno. Ellington può darci non solo e non tanto una sequenza di note o di accordi ma quella profonda lezione di originalità quel disprezzo per le barriere di genere che hanno fatto del Duca una figura che ha cambiato il corso della musica americana e la coscienza della cultura afroamericana in quella società.

Francesco Martinelli

 

angoblusx.gif (167 byte)Le altre edizioni di Barga Jazz  

I dettagli di BargaJazz 1999angobludx.gif (166 byte)