Decimo concorso internazionale di composizione e arrangiamento per orchestra Jazz.
Agosto 1997.

La voce nel Jazz ...sulle tracce di Ella.

Musica di gradi virtuosi strumentali, il Jazz intrattiene da sempre un rapporto priviligiato con la voce.
Ingredienti fondamentali per la sua nascita furono infatti le forme vocali afroamericane – il canto di lavoro, il blues e la musica religiosa; nella fase centrale della sua storia sono le composizioni legate ai musical a diventare le più eseguite dai jazzmen, costituendo il repertorio degli standards, usati per improvvisazioni quasi esclusivamente strumentali. Esemplare il caso di una canzone come l’m In The For Love, su cui il sassofonista James Moody costruì un celebre assolo sul quale, in un ciclo completo, venne adattato un testo creando un nuovo brano, Moody’s Mood For Love! Rapporti quindi sempre dialettici, a volte conflittuali, come è caratteristica di questa musica ricca di contraddizioni: di un musicista che suona particolarmente bene, da Armstrong a Dolphy, si dice che fa parlare il suo strumento come una voce umana, ma i cantanti – fatte le dovute eccezioni – non sono facilmente accettati, a meno che non dimostrino di avere una capacità virtuosistica eguale o magari superiore a quella degli strumentisti.
Con uno status sempre in bilico tra aggiunta commerciale all’orchestra – le "canarine" degli anni ’30 e ’40 – e musicista di secondo ordine, la voce continua tuttavia ostinatamente a riaffiorare lungo tutta la storia della musica afroamericana, e oggi celebra un giusto ritorno alla popolarità. I cantanti commerciali sempre più si circondano di musicisti provenienti dal Jazz, per raggiungere una nuova dimensione espressiva alla loro voce, e nuove figure di vocalist agguerriti emergono dai ranghi compatti dei nuovi jazzmen; le figure guida ancora in attività intanto sono ricercate sia come maestri di stile sia come ineguagliati performer: basti per tutti il nome di Jon Hendricks, il cui carisma ancora ultimamente brilla al centro del Kansas City di Robert Altaman. Per la lunghezza della carriera, per lo stile inconfondibile, per la irraggiungibile musicalità Ella Fitzgerald incarna ancora per molti le principali virtù del canto jazz. Capace di infondere vita alla più banale delle filastrocche e di interpretare alla perfezione la più bella delle melodie – celebri le sue raccolte di incisioni dedicate ai compositori dell’età d’oro della canzone americana – Ella ha saputo parlare a un pubblico vastissimo, al di là dei confini degli appassionisti di jazz, fino addirittura a percorrere l’attuale popolazione dei Jazzmen come testimonial pubblicitari: era la sua voce a costituire infatti il banco di prova per una celebre marca di nastri magnetici. E’ alla figura di Ella, e nel suo nome a tutti i cantanti di jazz, che barga Jazz rende quest’anno omaggio. Ella ha infatti iniziato la carriera come cantante di una celebre orchestra di Harlem, quella di Chick Webb, batterista i cui riff facevano danzare migliaia di ballerini nelle leggendarie sale come il Savoy; da semplici brani è ben presto passata a selezionare con intuito infallibile le migliori composizioni degli autiri della canzone americana, arrivando a dare interpretazioni che ancor oggi sono lo standard di confronto – basti pensare al Progy and Bess di Gershwin, insieme a louis Armstrong – e restando sempre aperta a nuove proposte, come dimostrano le sue letture di Jobim.
I concerti della Sezione A, quella dedicata all’arrangiamento, sono invitati a ricreare un brano associato alla carriera di Ella, reinterpretando in termini moderni la dialettica tra voce e orchestra in una partitura che sarà poi affidata alla Big Band di Barga jazz con una cantante di altissimo livello appositamente invitata.
Per la Sez. B – a marcare una delle contraddizioni creative che dicevamo – il brano originale dovrà invece essere per strumento solista ed orchestra, e possibilmente richiamare quegli effetti vocali così tipici del Jazz.
La Sez. D, quella dedicata ai gruppi, ammetterà sia gruppi che comprendono vocalist sia organici esclusivamente strumentali, con l’unica condizione – oltre alla qualità e alla freschezza della proposta – che il repertorio sia ispirato a quello, visitato dalla grande Ella nella sua carriera.

FRANCESCO MARTINELLI

 


DIRETTORE ARTISTICO
: Giancarlo Rizzardi

ORCHESTRA BARGAJAZZ ’97

Direttore M° BRUNO TOMMASO

Ance
Claudio Allifranchini, Dimitri Grechi Espinosa, Rossano Emili, Gianni Pellegrini, Paolo Scali
Trombe
Marco Bartalini, Andrea Guzzoletti, Marco Tamburini, Andrea Tofanelli
Tromboni
David Guidi, Mauro Malatesta, Roberto Rossi
Tuba
Marco Fagioli
Ritmica
Stefano Bollami Pianoforte
Andrea Dulbecco Vibrafono
Milko Ambrogini contrabbasso
Filippo Massa chitarra
Alessandro fabbri batteria


PROGRAMMA

Sabato 23 agosto ore 21.15
Barbara Casini & Barga Jazz Big Band
Dirige il M° Bruno Tommaso

Domenica 24 agosto
"Barga in Jazz"

ore 17 Jazz on the road
Musica nelle vie e nelle piazze di Barga con:
Banda Mastroianni marching band
Versilia Hot Five
Trio Urbano
Saxphonya
Planet Groove

Ore 21 Giangi Zucchini Jazz Ensamble
Giangi Zucchini batteria, voce
Luca Franchini basso
Riccardo Arrighini piano
Gianni Pellegrini sax
Mirco Bartalini tromba
Ospite Pietro Tonolo sax

Ore 23.30 After hours alla "taverna di Franco" in Piazza matteotti con i protagonisti di "Barga in Jazz"

Martedì 26 agosto

ore 21.15 Jazz and Movie
Vecchi Film e video d’epoca presentati da Maurizio Tuci

Ore 16 "la Città del Jazz" (New Orleans) regia Artur Lubin – 1947 con: Louis Armstrong e Billie Holiday

ore 18 "Venere e il Professore" regia Howard Hawks – 1948 con: Benny Goodman, Louis Armstrong, Tommy Dorsery, Lionel hampton, Golden gate Quartet

ore 20 "Alta Societa’ (high Society) regia Charles Walter – 1958 con: Bing Crosby, Frank Sinatra, Louis Armstrong

ore 22 "Let’s Get Lost" regia bruce Weber – 1989 con Chet Baker

angoblusx.gif (167 byte)Le altre edizioni di Barga Jazz

I dettagli di BargaJazz 1997angobludx.gif (166 byte)