Barga Jazz si evolve. Un segno di vitalità, di sensibilità a un
clima che cambia. La percezione pubblica del Jazz e il suo posto nella
vita culturale italiana sono cambiate dagli anni in cui il festival è
iniziato, e oggi per molte più persone John Coltrane, Charles Mingus
e Bill Evans sono semplicemente grandi figure della vita culturale del
1900, di quello che ormai è il secolo scorso. E Barga jazz con il
2000 sposta il suo riflettore per illuminare talenti e personalità
più vicine a noi, che oggi continuano a fare la storia della musica
jazz.
Nata in America, questa musica meticcia ha tra i suoi progenitori
anche la tradizione musicale europea ed italiana: era fatale che
ritornando verso il Vecchio Continente essa ne stimolasse una
rilettura alla luce delle nuove possibilità espressive offerte dal
jazz.
Tra i jazzmen europei Enrico Rava sta dando corpo a queste feconde
contraddizioni con una carriera ricca di eventi estremamente
significativi trombonista di jazz tradizionale a Torino e poi
folgorato dall'ascolto di Miles Davis, Rava è il primo italiano che
sceglie di immergersi direttamente nel melting pot della vita musicale
americana. A contatto con le più avanzate esperienze di
improvvisazione, da Steve Lacy e Gato Barbieri alla Globe Unity
Orchestra, il trombettista ha distillato poi le sue esperienze in una
serie di gruppi a proprio nome con musicisti italiani come Massimo
Urbani e Franco d'Andrea, europei come Daniel Humair e Miroslav Vitous,
americani come Roswell Rudd, sviluppando una personale concezione
della composizione e della improvvisazione di gruppo. Nella sua
musica, sempre caratterizzata da un senso di agio e di spaziosità, la
tradizione del jazz da Beiderbeeke e Gillespie incontra la musica
sudamericana e l'opera italiana, ripercorrendo a ritroso le storie
stesse della nascita del jazz.
Significativa la combinazione, nelle sue ultime avventure, di questi
elementi: il riuscito omaggio a Chet Baker insieme a Paolo Fresu, la
rilettura delle arie d'opera con il supporto degli arrangiamenti di
Bruno Tommaso, la creazione del suo attuale quintetto - gli Electric
Five in cui sonorità di bruciante modernità innovano il tango, o gli
standard del bebop.
Compositore di vaglia e improvvisatore pronto a gettarsi in situazioni
rischiose, Rava è in questo momento a pieno titolo il maggiore
rappresentante di jazz italiano a livello internazionale. La sua
produzione e la sua carriera sono le più adatte ad offrire ai giovani
jazzisti italiani innumerevoli stimoli creativi, e al pubblico del
festival momenti musicali indimenticabili.
Francesco
Martinelli
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